Fin da bambino avevo sempre desiderato di avere un cane, ma mai c'era stata la possibilità di avere esaudito questo desiderio.
Erano i tempi in cui l'Italia era ancora in guerra e lo spazio
abitativo era poco anche per noi. Neanche pensabile potere tenere un
cane ! Da ragazzo poi mi era stato ancora precluso questo desiderio, adducendo
varie scuse sulla mancanza di spazio e sulla possibilità di poterlo
accudire in maniera adeguata.
Crescendo ed avendo acquisito l'indipendenza economica, avrei potuto
realizzare il mio sogno, ma tra il lavoro, la famiglia e gli impegni sia
miei che di mia moglie, l' idea di prendere un amico peloso fini per
passare nel dimenticatoio. E così passarono gli anni ed i decenni con questo desiderio insoddisfatto. Mio figlio Maurizio, il minore, preso dallo stesso desiderio, propose di prendere un cagnolino. Ma sia mia moglie che io lavoravamo, e nessuno di noi poteva prendere questo impegno. Probabilmente per non dire né si né no e per differire questa richiesta
mia moglie propose di prenderlo appena lei fosse andata in pensione. Ed arrivò il fatidico momento che mia moglie , un paio di anni prima di me, smise di lavorare per andare in pensione.
Una sera mentre ci apprestavamo a cenare, mio figlio Maurizio rientrò
assieme alla ragazza con la quale allora amoreggiava, recando tra le
braccia uno strano fagotto che si agitava. Era un bellissimo cucciolo di taglia media, snello, col pelo raso e di colore gelato di nocciola. Lo aveva trovato legato ad un palo, probabilmente qualcuno lo aveva abbandonato li per disfarsene.
Io, mio figlio e la sua ragazza eravamo entusiasti ed ovviamente,
favorevoli a tenerlo ma mia moglie, che fino ad allora, aveva sempre
avuto un terrore pazzo per i cani, era li per li per avanzare qualche
scusa ed obiezione. Ma, come se avesse capito dove si trovava l'ostacolo da superare, il
cagnolino si piazzò proprio davanti a lei e guardandola si mise
allegramente a scodinzolare. Bastò quel gesto per fare crollare le mura di Gerico e quel cane a cui
demmo subito il nome Rufus, entrò a fare parte della nostra famiglia. Chi non ha mai provato ad avere con se un cane, non potrà mai capire
come questo ingresso, possa cambiare completamente la propria vita. Senza tema di smentita si può paragonare l'evento ad una nuova nascita in famiglia.
L'atmosfera era più gioiosa. Rufus era proprio un rubacuori e riuscì in
pochi giorni a farsi volere bene da tutti a partire da mia moglie che
dall'essere titubante era passata ad essere quella che di più lo
coccolava e lo viziava. Seguirono da quei giorni quasi due anni di grande letizia. Nel
frattempo anche io ero andato in pensione ed era, per noi, una gioia
portarlo al parco dove Rufus che era un cagnolino festoso ed andava
d'accordo con tutti gli altri cani, era diventato il beniamino di tutti,
per la sua simpatia e voglia di giocare. Perfino i cani più scorbutici
con lui perdevano ogni aggressività. Una mattina, come al solito, mia moglie che lo aveva portato a giocare
nel piccolo parco dietro casa, tornò a casa agitata , raccontandomi che
Rufus correndo per giocare con gli altri cani, aveva sbattuto
violentemente contro una panchina, cadendo e rimanendo immobile per
alcuni istanti. Si era poi ripreso e tornato a giocare come se nulla
fosse accaduto. Pensavo tutto fosse andato per il meglio, ma nel pomeriggio sentii forti rumori provenire dalla stanza dove si trovava. Mi precipitai e lo vidi per terra che si sbatteva in preda a convulsioni.
Con enormi difficoltà cercai di prenderlo in braccio per evitare che
sbattendo così si facesse più male e dopo un paio di minuti, tornò in
se, ma molto stralunato.
Chiamai immediatamente il veterinario, che essendo un compagno di
scuola del mio figlio Massimo, il maggiore, venne immediatamente e la
diagnosi fu una condanna inequivocabile: - Epilessia. Il povero Rufus ci guardava con lo sguardo smarrito ed aveva perso completamente la memoria. Forse non ci riconosceva neanche più. Non ricordava neanche più di alzare la zampa per fare la pipì.
Seguirono sei mesi di cure intense in cui tutti riversammo su lui tutte
le nostre cure ed attenzioni ed eravamo riusciti a riportarlo alla
normalità. Gli attacchi erano sempre meno frequenti la sua indole gioiosa prevaleva e lasciava sperare il meglio. Ma il destino aveva stabilito diversamente. Un pomeriggio due amici di mio figlio che stavano portando il loro cane
al Parco Nord, ci chiesero di affidargli Rufus per portarlo con loro. Non era la prima volta che lo portavano fuori e quindi acconsentimmo
volentieri. La sera, tornarono mogi con il loro solo cane. E Rufus ? Rufus si era perso e non erano riusciti piu a rintracciarlo. Fu una doccia fredda e tutti ci mobilitammo per fare il possibile per recuperarlo. Non ci fu nulla da fare. Ogni tentativo rimase vano. Misi delle inserzione sui quotidiani promettendo ricompense. Attaccai post-it ad ogni palo delle vicinanze del Parco Nord.
Consultai tutti gli studi veterinari, pensando che se qualcuno lo
avesse trovato, sarebbe dovuto ricorrere ad un veterinario, perché senza
assumere le medicine, sarebbero tornati gli attacchi. Ma niente ! Ancora oggi mi porto dietro il dolore di non sapere che fine abbia fatto ed il pentimento di averlo affidato ad altri. Eravamo tutti distrutti. Mia moglie che si era affezionata talmente a
lui da non provare piu paura per gli altri cani, non si dava pace. Mi
ripromisi di non prendere più un cane, per non provare ancora un dolore
simile, ma poi questo proponimento non fu mantenuto. Ma questa è un'altra storia ! R.Margareci 30-10-2014
Non ti stupire se chi ti parla è un cane ! Della lettura ho avuto il grande dono, ma leggendo il tuo libro un dubbio rimane. Della mia impertinenza ti chiedo perdono !
A pagina trentotto sto leggendo che parlando di un essere infame, assassino, omicida, uomo tremendo tu lo hai chiamato "Cuore di cane".
Io, a nessuno, ho mai fatto del male Il mio padrone non l'ho mai lasciato Se lui è lontano, l'ansia mi assale D'infedeltà non mi hanno mai accusato
Se, qualche volta, ringhio è per timore oppure, ringhiando, il cattivo allontano Ma in me esiste soltanto l'amore Son sempre pronto a leccarti la mano
Caro scrittore, se pensi abbia ragione, non voglio certo che chieda perdono ma vorrei che quella brutta definizione possa esser cambiata in "Cuore di uomo"
Dire "Auguri" in vista degli esami è un'abitudine di certo non bella con la fortuna ha ben pochi legami più che bene potrebbe portar iella
Per questo motivo necessario appare trovare nuove espressioni di circostanza tratte dai detti dalla tradizione popolare che abbiano più peso e più sostanza
Perche l'avvenire non ci appaia nero e cupo e perchè tutto fili nel modo più perfetto possiamo dunque dire "In bocca al lupo" e l'augurio avrà di certo maggiore effetto,
Se poi all'augurio, il destinatario risponde "Crepi il lupo"', l'augurio è reso più efficace Che il lupo si risenta ne ha ben donde Povero lupo ! Non lo lasciano in pace !
Perché tutto proceda con massima lena perché la recita possa andar egregiamente possiamo invece dire "In culo alla balena" Nello spettacolo, detto usato di frequente
E perche infine l'abitudine non si perda se nel gioco vogliamo aver fortuna auguriamo ancora "Tanta, tanta merda" Contrarietà non ce ne sarà nessuna !
Sola scese sulla spiaggia soleggiata. Si sentiva sicura senza scorta. Si sdraiò, stendendosi su soffice spugna, stesa sulla sabbia su spiaggia senza sassi, simile seducente sinuosa sirena, Sognò scene sentimentali, sentendo slanci sessuali. Sole scomparve, sopraggiunse sera. Sorgevano splendenti stelle. Svegliandosi sospirò, singhiozzando : Solo sogni, sempre sola, solo sogni !
Spende scarsamente suoi soldi senza sentirsi spilorcio Sa scoprire sconti, scampoli, seconde scelte, saldi stagionali. Si scalda senza stufa spiccando salti. Solo sole scalda suo solaio. Se sente spinte sessuali si sferza sfuggendo sensazioni. Sfoga suo stress sbattendo spesso sassi sul selciato. Se si sente solo si specchia scorgendo solo se stesso Sempre sarà solo ! Solitudine seguirà solitudine. Si stende sui suoi soldi sognando soldi, soldi sempre soldi ! Scellerata squallida storia senza speranza !
Mani di pianista, dalle dita lunghe affusolate, che percorrono, veloci, tasti bianchi e neri producendo note musicali, melodie raffinate che suscitano belle emozioni e dolci pensieri
Mani di oratore che si agitano, gesticolando verso una folla attenta o una marea di persone rafforzando quei discorsi che sta declamando, rendendo più viva e convincente la sua orazione
Mani di bimbo tese verso la madre, imploranti, per farsi prendere in braccio, per farsi cullare perché lo coccoli e ponga fine ai suoi pianti, perché lo rassereni e lo faccia addormentare.
Mani operose di donne, angeli del focolare che curano il benessere della loro famiglia tutti i giorni intente a pulire, lavare e stirare ad accudire con zelo marito, figlio e figlia.
Mani che si stringono in segno di vera amicizia, per testimoniare un legame di socializzazione, gesto per suggellare una conoscenza che inizia, un rapporto con nuovi amici, con nuove persone
Mani seducenti e voluttuose di donne innamorate, che sfiorano, accarezzano, stringono con calore donando indicibili sensazioni, speranze appagate che trasmettono tutta la passione, tutto l'amore
Spesso, una maschera indossiamo ! Nella società la sincerità è bandita perché, se educati esser vogliamo, l'ipocrisia è parte della nostra vita
Esser sincero e dire sempre la verità pare non sia una virtù, ma un enunciato che il prestigio e la stima non ti da e ti fa apparire cafone e maleducato.
Se, poi, la falsità diventa adulazione, nella vita, alla ricerca di facili successi, finiremo ad esser schiavi di un padrone e, quindi, mentiremo anche a noi stessi.
Buttiamo via la maschera della falsità, che non può renderci sereni e felici ! Anche se non bella, la pura verità, sarà, certo, accettata dai veri amici !
E quando a sera andremo a letto potremo farlo, senza alcun timore, perché, di tutti, sentiremo il rispetto e la pace scenderà nel nostro cuore !